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LA MEDITAZIONE DELL'ABBRACCIO

Nel 1966 una donna, una poetessa, che mi aveva accompagnato all'aeroporto di Atlanta, al momento di salutarmi chiese: "Si può abbracciare un monaco buddhista?" Nel mio paese non usiamo esprimerci in questo modo, ma ho pensato: "Sono un Maestro zen, non dovrei avere problemi a farlo". Quindi le ho risposto: "Perché no?" e lei mi ha abbracciato. Io però ero piuttosto rigido. Più tardi, sull'aereo, ho deciso che se volevo lavorare a contatto con gli amici occidentali avrei dovuto imparare la cultura occidentale, così ho inventato la meditazione dell’abbraccio.

La meditazione dell’abbraccio è una combinazione di Oriente e di Occidente. Praticarla significa abbracciare sul serio la persona che state abbracciando, significa rendere molto reale la persona che avete fra le braccia: non è un abbraccio di convenienza, tanto per salvare le apparenze, una manata sulla spalla dell’altro per fare finta di esserci, ma è respirare consapevolmente e abbracciare l’altro con tutto il corpo, con tutto lo spirito, con tutto il cuore. La meditazione dell’abbraccio è una pratica di consapevolezza. "Inspirando, so che questa persona cara è viva fra le mie braccia. Espirando, mi è tanto preziosa". Se respirate profondamente in questo modo, tenendo fra le braccia la persona a cui volete bene, l’energia della cura, dell’amore e della consapevolezza penetrerà in lei e la nutrirà e la farà rifiorire. In un ritiro per psicoterapeuti nel Colorado abbiamo praticato la meditazione dell’abbraccio; in seguito uno dei partecipanti, al suo ritorno a Philadelphia, abbracciò sua moglie all'aeroporto come non aveva mai fatto prima. Già solo per questa ragione, sua moglie partecipò al nostro ritiro successivo, a Chicago. Per essere davvero presenti basta respirare consapevolmente: di colpo entrambe le persone diventano reali. Prova a farlo, potrebbe essere uno dei momenti più belli della tua vita.